venerdì 23 ottobre 2015

"Confine, diceva il cartello.
Cercai la dogana. Non c’era.
Non vidi, dietro il cancello,
ombra di terra straniera".

[Giorgio Caproni, Falsa indicazione da Il muro della terra]



lunedì 19 ottobre 2015

"Al cader delle foglie alla massaia
non piange il vecchio cuor, come a noi grami,
ché d'arguti galletti han piena l'aia; 
e spessi, nella luce del mattino,
delle utili galline ode i richiami;
zeppo il granaio, il vin canta nel tino,
cantano a sera intorno a lei stornelli,
le fiorenti ragazze, occhi pensosi,
mentre il grano turco sfogliano; i monelli
ruzzano nei cartocci strepitosi".

[Giovanni Pascoli, Autunno]

sabato 17 ottobre 2015


"C'era una volta un lago, e uno scolaro
un po' somaro, un po' mago,
con un piccolo apostrofo
lo trasformò in un ago.
"Oh, guarda, guarda -
la gente diceva
- l'ago di Garda!"
"Un ago importante:
è segnato perfino sull'atlante".
"Dicono che è pescoso.
Il fatto è misterioso:
dove staranno i pesci, nella cruna?"
"E dove si specchierà la luna?"
"Sulla punta si pungerà,
si farà male..."
"Ho letto che ci naviga un battello".
"Sarà piuttosto un ditale".
Da tante critiche punto sul vivo
mago distratto cancellò l'errore,
ma lo fece con tanta furia
che per colmo d'ingiuria,
si rovesciò l'inchiostro
formando un lago nero e senza apostrofo"

[Gianni Rodari, L'ago di Garda]



giovedì 15 ottobre 2015

Diceva mamma non buttare il pane,
chè tanti non ne hanno e non sta bene,
mangialo tutto oppure ti rimane,
e poi devi riusarlo l’indomani.
Se vuoi puoi far polpette o polpettine,
pan grattugiato, zuppa di fagioli,
puoi darlo al cane o alle tue galline,
nel latte a zuppa per i tuoi figlioli.
E se proprio lo butti, dagli un bacio,
che l’accompagni nella spazzatura
perché pane non è un artificio
ma la cosa più buona e che più dura”

[Adele Libero, Filastrocca del pane]




mercoledì 7 ottobre 2015


   "ἡμεῖς δ', οἷά τε φύλλα φύει πολυάνθεμος ὥρη
ἔαρος, ὅτ' αἶψ' αὐγῆις αὔξεται ἠελίου,
τοῖς ἴκελοι πήχυιον ἐπὶ χρόνον ἄνθεσιν ἥβης
τερπόμεθα, πρὸς θεῶν εἰδότες οὔτε κακὸν
οὔτ' ἀγαθόν· Κῆρες δὲ παρεστήκασι μέλαιναι,
ἡ μὲν ἔχουσα τέλος γήραος ἀργαλέου,
ἡ δ' ἑτέρη θανάτοιο· μίνυνθα δὲ γίνεται ἥβης
καρπός, ὅσον τ' ἐπὶ γῆν κίδναται ἠέλιος.
αὐτὰρ ἐπὴν δὴ τοῦτο τέλος παραμείψεται ὥρης,
αὐτίκα δὴ τεθνάναι βέλτιον ἢ βίοτος·
πολλὰ γὰρ ἐν θυμῶι κακὰ γίνεται· ἄλλοτε οἶκος
τρυχοῦται, πενίης δ' ἔργ' ὀδυνηρὰ πέλει·
ἄλλος δ' αὖ παίδων ἐπιδεύεται, ὧν τε μάλιστα
ἱμείρων κατὰ γῆς ἔρχεται εἰς Ἀΐδην·
ἄλλος νοῦσον ἔχει θυμοφθόρον· οὐδέ τίς ἐστιν
ἀνθρώπων ὧι Ζεὺς μὴ κακὰ πολλὰ διδοῖ"





"Siamo come le foglie nate alla stagione florida
- crescono così rapide nel sole -
 godiamo per un gramo tempo i fiori dell’età, dagli dei non sapendo il bene, il male. Rigide, accanto, stanno due parvenze brune: l’una ha un destino di vecchiezza atroce, l’altra di morte. E il frutto di giovinezza è un attimo, quanto dilaga sulla terra il sole. Ma come varca la stagione il suo confine, allora essere morti è meglio che la vita: il cuore sperimenta tanti guai; la casa a volte si strugge e viene la miseria amara; uno è privo di figli: li desidera, e scende nell’aldilà con quell’accoramento; un altro ha un morbo che lo strema. Non c’è uomo che da Zeus non riceva guai su guai"
 
[Mimnermo, Frammenti]
 

martedì 6 ottobre 2015

"Una parola muore
quando è detta
Dice qualcuno -
Io dico che proprio
Quel giorno
Comincia a vivere"

[Emily Dickinson, Una parola muore quando è detta]

lunedì 5 ottobre 2015

"Non è vero che va tutto male, non è vero che sarà ancora peggio, ma è vero quello che ognuno sente dentro. È insicurezza? È paura? Se è così, rendiamoci conto che non sono emozioni nostre, ma il riflesso di ciò che respiriamo ovunque volgiamo occhi e orecchi.

Non voglio parlare delle ragioni di questo fenomeno, ma piuttosto sul cosa fare in risposta. E perché.
Inizio dal perché citando le parole pronunciate alla Conferenza delle Nazioni Unite il 21 giugno 2012 dal Presidente dell’Uruguay, Josè Mujica: “Veniamo alla luce per essere felici. Perché la vita è corta e se ne va rapidamente. E nessun bene vale come la vita“.
Nasciamo per l’abbondanza, per la gioia, per l’amore e se queste parole stridono con la nostra situazione, non è perché non siano vere, ma perché è successo qualcosa che ci ha fatto smarrire l’obiettivo; è come se fossimo partiti per raggiungere un luogo ben preciso e, sulla strada, deviazioni, incidenti, guasti al motore, ci avessero portati così lontani da farci dimenticare la meta prefissata.
Cosa fare per ritrovare la via? C’è una strada diversa per ognuno di noi, ma un fattore che ci accomuna esiste ed è la nostra passione, l’obiettivo, il desiderio, il sogno.
Qual è il nostro sogno? Ognuno di noi ne ha uno e se non riusciamo a recuperarlo nei recessi della memoria, è solo perché è stato sepolto dai condizionamenti subiti. Quel sogno ci accompagna fin da bambini, ha cominciato a formarsi quando preferivamo un gioco ad un altro e c’era qualcosa che ci riusciva bene in un fluire di gesti spontanei. Era il nostro talento.
Poi siamo entrati a pieno titolo nel sistema, ci hanno insegnato cosa è bene e cosa è male, e poco importa se eravamo portati per la matematica e non per le lingue; noi dovevamo riuscire in tutto. Abbiamo così coltivato una cultura omogenea e la scelta del lavoro o dello studio è stata spesso presa sulla base di quanto altri avevano già deciso per noi, perché ci eravamo abituati a ubbidire e non ad ascoltare i nostri desideri. È andata così in molti ambiti della vita e quella scelta si è spesso rivelata una gabbia che via via ci ha intrappolati.
È ora di tagliare la catena che ci opprime, focalizzare il nostro sogno e fare il primo passo verso di lui: incontreremo ostacoli, ma se non ne faremo alibi per desistere, sperimenteremo la felicità che si origina quando ascoltiamo il nostro sentire. L’importante, oggi, è percorrere quel primo metro di strada e metterci in movimento perché due sono le vie: stare fermi dove siamo o agire.
Sono stata sull’Etna e, salendo, ero circondata dalla lava rappresa; l’ho calpestata, ne ho respirato la polvere nera, il mio sguardo si è riempito di nero. Era tutto nero ma, all’improvviso, mi sono accorta che sulla lava crescono i fiori. È così, la lava è piena di fiori e ci dice che per scoprirlo, dobbiamo metterci in cammino.
Alcuni giorni fa ho chiamato Dimitra, un’amica greca, per i consueti auguri di compleanno. Nonostante la triste condizione economica e personale che caratterizza da tempo la sua vita, la sua voce era brillante: «Stasera organizzo un party, mi dicono che sono matta: non ho un lavoro, non ho soldi sufficienti per pagare i conti, che voglia dovrei avere di festeggiare? Ma io ho invitato alcuni amici, ognuno porterà qualcosa da bere o da mangiare e ci sarà anche chi suonerà; io metto la casa e la voglia di sorridere e la festa è fatta... La notte di Capodanno ho scritto i miei propositi per il nuovo anno e li ho affidati con fiducia totale alla vita. Sai cosa è successo? Incredibile, in gran parte si sono già realizzati! Avevo anche chiesto un lavoro da 3000 euro al mese cosa che, qui ad Atene, oggi, sembra impossibile, ma da lunedì inizierò un nuovo lavoro e non sarà un ripiego, ma il lavoro dei miei sogni e mi pagheranno 3000 euro al mese! E senti questa: ieri dovevo pagare una bolletta e mi mancava del denaro; è passata a trovarmi un’amica di mia madre -sua madre è morta da anni- abbiamo ricordato mamma con le lacrime agli occhi e, prima di andarsene, mi ha lasciato 100 euro perché mi comprassi un regalo: era proprio l’importo che mi mancava per pagare la bolletta!».
Pensate che Dimitra sia una persona fortunata, una che vive in un altro mondo? No, lei vive in quella Grecia che è più in ginocchio della nostra Italia, ma Dimitra ha il sole dentro ed è quel sole che sta facendo risplendere la sua esistenza. Grazie ad un percorso personale, è riuscita ad affidarsi e la fede non è speranza, ma certezza, la fede aiuta a vivere e non ad autoconsumarsi; se ci fidiamo davvero della vita (dell’universo, dell’energia, di Dio o comunque la vogliamo chiamare), questa risponderà e lo farà con generosità.
Dobbiamo credere nel nostro obiettivo, immaginarlo già realizzato, espandere il nostro sorriso e ringraziare; innescheremo una scintilla che ci porterà a recuperare la nostra essenza, quella che da sempre è e che gli addestramenti ricevuti hanno sepolto.
Un ulteriore passo ci vede coinvolti tutti insieme nel collegare le persone che, come Dimitra, credono nella bellezza della vita a dispetto delle condizioni esterne; creeremo in questo modo un’onda positiva che dilagherà nel mondo.
Per sperimentarlo è sufficiente, ogni giorno, fare qualcosa di amorevole per gli altri; sto parlando di gesti piccolissimi: di un sorriso, di un buongiorno detto a una persona che incontriamo per strada, di un caffè che offriamo al banco allo sconosciuto che ci sta a fianco, all’euro che lasciamo nel carrello della spesa per quella persona che, frugando nelle tasche, non lo trova.
Sto lanciando, con queste parole, un sasso nell’oceano per creare un’onda e, con essa, una nuova informazione; voglio continuare a farlo parlando al mondo di gioia, di amore, di sogni".
[Bianca Brotto, Onedream]


domenica 4 ottobre 2015

"Altissimu, onnipotente, bon Signore,
tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte:
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore
et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare:
guai a·cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate".

[San Francesco d'Assisi, Il Cantico delle Creature]


giovedì 1 ottobre 2015

"Mamma, questa d’ottobre così gaia 
giornata, sembra d’una primavera
ultima. Senti? Rondinelle a schiera
empiono di bisbigli la grondaia.
Senti? tutto è brusio. Biondo nell’aia
il sol, tiepido ancora. Ma l’intera
famiglia è qui d’intorno, e prega e spera
che dalla casa il reo morbo scompaia.
Oggi si spilla il vino e si ripone
il grano turco; a noi il buon Signore
nulla di queste cose diede, mamma.
Pur siamo lieti; poiché il buon Signore
ancor ci appresta molte cose buone,
la tua salute, il tuo sorriso, mamma".

[Giovanni Cena, Pace d'ottobre]


mercoledì 30 settembre 2015

"Fuori è passato un tram, ha suonato, e quando ti ho detto Ho scritto fin qui, tu mi hai detto Poco male, la storia è piena di opere incompiute".

[Andrea Bajani, Mi riconosci]

martedì 29 settembre 2015

"Non sono sufficienti leggi e trattati: ma un mondo nuovo, pieno di miracoli".

[Maria Montessori, Educazione e pace]

martedì 22 settembre 2015

"Non bisogna mai avere paura dell'altro perché tu rispetto all'altro sei l'altro".

[Andrea Camilleri, Aforismi]

lunedì 14 settembre 2015

"Un' importante esperienza di serendipity, che consiglio vivamente anche a voi, è la partecipazione a qualcuno dei numerosi Festival a tema (della mente, della letteratura, della filosofia, della scienza, ecc.) che da qualche anno vengono organizzati, intelligentemente, nelle città italiane.
Questa "full immersion" in tematiche letterarie, di pensiero o semplicemente creative, danno la possibilità di espandere la consapevolezza e raggiungere una sorta di "illuminazione" personale, tutte esperienze che ci forniscono non solo benessere, ma anche le energie e la motivazione per poter andare avanti giorno per giorno, tutto ciò dà un senso alla nostra vita".

[Barbara Rossi, Biblioterapia. La lettura come benessere]


sabato 5 settembre 2015

"Abbiamo perso anche questo crepuscolo.
Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano
mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.
Ho visto dalla mia finestra
la festa del tramonto sui monti lontani.
A volte, come una moneta
mi si accendeva un pezzo di sole tra le mani.
Io ti ricordavo con l'anima oppressa
da quella tristezza che tu mi conosci.
Dove eri allora?
Tra quali genti?
Dicendo quali parole?
Perché mi investirà tutto l'amore di colpo
quando mi sento triste e ti sento lontana?
E' caduto il libro che sempre si prende al crepuscolo
e come cane ferito il mantello mi si è accucciato tra i piedi.
Sempre, sempre ti allontani la sera
e vai dove il crepuscolo corre cancellando statue".


[Pablo Neruda, Venti poesie d'amore e una canzone disperata]

giovedì 3 settembre 2015

"Mi sono innamorata
delle mie stesse ali d'angelo
delle mie nari che succhiano la notte,
mi sono innamorata di me
e dei miei tormenti.
Un erpice che scava dentro le cose,
o forse fatta donzella
ho perso le mie sembianze.
Come sei nudo, amore,
nudo e senza difesa:
io sono la vera cetra
che ti colpisce nel petto
e ti dà larga resa".

[Alda Merini, Mi sono innamorata da Vuoto d'amore]

martedì 1 settembre 2015

"E' il 5 gennaio. Sono in banca e devo compilare il primo assegno di quest'anno. Mi concentro sull'11 per non sbagliare e mettere 10. La data che scrivo è 5 gennaio 1911".

[Giulia Niccolai, Frisbees della vecchiaia]

domenica 30 agosto 2015

"O mio cuore dal nascere in due scisso,
quante pene durai per uno farne!
Quante rose a nascondere un abisso".

[Umberto Saba, Secondo congedo da Preludio e fughe]

sabato 29 agosto 2015

"A che pagina della storia, a che limite della sofferenza -
mi chiedo bruscamente, mi chiedo
di quel suo ancora un poco
e di nuovo mi vedrete detto mite, detto terribilmente

e lui forse è là, fermo nel nocciolo dei tempi,
là nel suo esercito di poveri
acquartierato nel protervo campo
in variabili uniformi: uno e incalcolabile
come il numero delle cellule. Delle cellule e delle rondini".

[Mario Luzi, A che pagina della storia da Al fuoco della controversia]

venerdì 28 agosto 2015

"In primo luogo gli uomini si dividevano in tre generi e non in due come adesso, il maschio e la femmina:esisteva anche un terzo genere che risultava dalla commistione degli altri due e del quale è rimasto soltanto il nome, mentre esso è, invece, scomparso. L'androgino, infatti, era allora un genere a sé, che aveva parte nell'aspetto e nel nome del maschio e della femmina; ora non ne è rimasto che il nome, il quale suona pure come un oltraggio".

[Platone, Simposio]

giovedì 27 agosto 2015

"Lui quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno che feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca quel pezzetto di biscotto all'anice e era un anno bisestile come ora sì 16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato sì disse che ero un fior di montagna sì siamo tutti fiori allora un corpo di donna sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto in vita sua e il sole splende per te oggi sì perciò mi piacque sì perché vidi che capiva o almeno sentiva cos'è una donna e io sapevo che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere potevo per portarlo a quel punto finché non mi chiese di dir di sì e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in giro il cielo e il mare e pensavo a tante cose che lui non sapeva di Mulvey e mr Stanthope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con quella cosa attorno all'elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini alti e le aste la mattina i Greci e gli Ebrei e gli Arabi e il diavolo chi sa altro da tutte le parti d'Europa e Duke street e il mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharon e i poveri ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei loro mantelli addormentati all'ombra sugli scalini e le grandi ruote dei carri dei tori e il vecchio castello e vecchio di mill'anni sì e quei bei mori tutti in bianco e turbanti come re che chiedevano di metterti a sedere in quei buchi di botteghe e Ronda con le vecchie finestre delle posadas fulgidi occhi celava l'inferriata perché il suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte che perdemmo il battello ad Algesiras il sereno che faceva il suo giro con la lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi tramonti e i fichi nei giardini dell'Alameda sì e tutte quelle stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i gelsomini e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dov'ero un Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli /come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco /e io pensavo be' lui ne vale un altro  e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì allora mi chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito sì dissi sì voglio sì..."

[James Joyce, Ulisse]



mercoledì 26 agosto 2015

"Meneceo, 
Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. 
Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire.
Cerchiamo di conoscere allora le cose che hanno la felicità, perché quando essa c'è, tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla.
Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice".

[Epicuro, Lettera sulla felicità]

lunedì 24 agosto 2015

"Tap, tap, tap...Mi piace nuotare qui, il suono mi sveglia ogni tanto. Tap, tap, tap...E ogni tanto arriva una musica, mi piace quella leggera che va piano. E mi piace che stiamo calme, rilassate, magari con la mano più lieve che accarezza e la mano più pesante _ quella con la voce che poi dice "sono il tuo papà, mi senti?" _ che schiaccia un pò e mi fa muovere. Divertente quando mi muovo, mi sembra di volare.
Tap, tap, tap...Mi chiama lei, fa tap tap e sento il rumore e so che mi parla. Parla piano, ha una voce bellissima. E fa rumore per dirmi che mi pensa e che è lì con me, anzi io sono dentro di lei.
E' strano, c'è tanta pace...Pace. Infinita pace.

Tap, tap, tap".

[Mariagiovanna Luini, Le età della donna. Diario del corpo femminile]

domenica 23 agosto 2015

"In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il principe, voltandosi, ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto il melo".
"Chi sei", domandò il piccolo principe. 
"Sei molto carino.""Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono così triste…
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata."
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:"Che cosa vuol dire, 'addomesticare'?".
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?".
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe. 
"Che cosa vuol dire 'addomesticare'?".
"Gli uomini", disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?".
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire addomesticare'?".
"È una cosa da molto dimenticata. vuol dire 'creare dei legami'..".
"Creare dei legami?".
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
"Comincio a capire", disse il piccolo principe. "C'è un fiore.. credo che mi abbia addomesticato...".
"È possibile", disse la volpe. "Capita di tutto, sulla Terra...".
"Oh! non è sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembrò perplessa."Su un altro pianeta?".
"Sì".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?".
"No".
"Questo mi interessa! E delle galline?".
"No".
"Non c'è niente di perfetto", sospirò la volpe.
Ma la volpe ritornò alla sua idea:"La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù, in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane, e il grano, per me, è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano...".
La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:"Per favore.. addomesticami", disse.
"Volentieri", rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico, addomesticami!""Che bisogna fare?", domandò il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. 
"In principio tu ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...".
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
[...]

[Antoine De Saint - Exupéry, Il Piccolo Principe]

sabato 22 agosto 2015

"E' passato un anno, da quando tenevo questo diario.
A giugno, Ato è stato promosso con tutti sette, due sei una sola insufficienza.
Certi giorni mi fa andare il sangue alla testa, soprattutto quando promette di buttare la spazzatura e poi se la dimentica in ascensore o quando io sono a cena fuori, lui mi assicura che mangerà e poi scopro che non ha mangiato.
Ma il più delle volte va tutto bene, fra noi.
Per permettergli di continuare a frequentare la stessa scuola, a quattro fermate di metro di distanza, ho prolungato di altri due anni l'affitto della casa a Roma.
A fine gennaio la lattuga ha cominciato a spuntare.
Il peperoncino invece non ce l'ha fatta.
Gianpietro è andata a vivere con Mikhail, il suo fidanzato russo.
Mio marito con la ex moglie del collega da cui affittava la stanza.
Poi si sono lasciati e lui si è messo con un'amica della ex moglie del collega da cui affittava la stanza.
Si sono lasciati e, ad agosto, lui è tornato a New York a preparare mojito.
Da allora non ho più avuto sue notizie.
Per quanto riguarda me, ho preso la patente, ho pubblicato il mio romanzo, ho una nuova rubrica su un settimanale e un altro ancora mi ha affidato, ironia della sorte, la sua posta del cuore.
Ogni tanto sono piuttosto serena, ogni tanto molto triste.
Non ho ancora un nuovo amore, purtroppo.
Ma ripenso spesso all'esperimento di un anno fa.
E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video porno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui io la incontrerò".

[Chiara Gamberale, Per dieci minuti]

venerdì 21 agosto 2015

"Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l’assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un’incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. E un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai.
Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. Essere mamma non é un mestiere. Non é nemmeno un dovere. E solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi é molto più bello che vincere, viaggiare é molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi. Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino".
[Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato]

giovedì 20 agosto 2015

"Altissimo signore, Amor sovrano, 
sotto cui forza, valor e potenza,
è sottoposto ciascun cor umano,
e contro a cui non può far resistenza 
nessuno, e sia quanto si vuol villano,
il qual non venga tosto a tua ubidienza,
pur che tu voglia; ma pur più ti giova
d'usar contro a'gentili la tua prova;

tu se' colui che sai, quando ti piace,
ogni gran fatto ed effetto menare;
tu se' colui che doni guerra e pace
a' servi tuoi, secondo che ti pare;
tu se' colui che li lor cori sface,
e che gli fai sovente suscitare;
tu se' colui che gli assolvi e condanni, 
e qual conforti, e qual arrongi affanni".

[Giovanni Boccaccio, Ninfale fiesolano]

mercoledì 19 agosto 2015

"Chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
perché bramo Dio?"

[Giuseppe Ungaretti, Dannazione da L'Allegria]

martedì 18 agosto 2015

"E una donna che reggeva un bambino al seno disse: - Parlaci dei figli.
Ed egli disse: - I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie dell'ardore che la Vita ha per se stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non per voi e benché vivano con voi non vi appartengono. 
Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri poiché essi hanno i loro propri pensieri. 
Potete dar ricetto ai loro corpi ma non alle loro anime poiché le loro anime dimorano nella casa del domani, che neppure in sogno vi è concesso di visitare.
Potete sforzarvi di essere simili a loro ma non cercate di rendere essi simili a voi poiché la vita non va mai indietro né indugia con l'ieri.
Voi siete gli archi da cui i vostri figli come frecce vive sono scoccate. L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi piega e vi flette con la sua forza perché le sue frecce vadano veloci e lontane.
Fate che sia gioioso e lieto questo vostro esser piegati dalla mano dell'Arciere poiché come ama la freccia che scaglia così Egli ama anche l'arco che è saldo".


[Kahlil Gibran, I figli da Il profeta]

lunedì 17 agosto 2015

"Raramente un giovane non ha nulla da dire: se si ha la pazienza di ascoltare con cuore e mente aperti, si scopre che il suo contributo è fondamentale e permette di arrivare là dove non immaginavamo possibile. Ai giovani dobbiamo insegnare ad amare se stessi e a stimarsi nel modo corretto. I giovani di oggi soffrono di bassa autostima e hanno difficoltà nel trovare gli stimoli per sognare un futuro grande e migliore: il nostro compito è trasmettere loro l'entusiasmo che qualche volta sembrano perdere, per insicurezza e per i messaggi che giungono dalla società e dai media, che sembrano volere scoraggiare a tutti i costi le nuove generazioni. 
Amare se stessi non significa ricercare solo il proprio profitto e il proprio percorso individuale, ma capire che attraverso il giusto rispetto per sé si arriva a rispettare gli altri in misura uguale, con un contributo sociale molto alto e ottime prospettive per il futuro".

[Umberto Veronesi, Il mio mondo è donna]

domenica 16 agosto 2015



Nel serpente di metallo che si snoda da Rimini a Bologna-Panigale,

vite disperse in una lunga coda, ci unì il destino nell’ingorgo autostradale.

Ti vidi là su un’auto un po’ ammaccata, sepolta tra valigie e damigiane, boccheggiante, bellissima, sudata, tra due bambini, un salvagente e un cane.Tu nella fila interna, io in quella esterna, noi paralleli restammo bloccati, tu all’ombra antica di un’autocisterna, io tra famiglie di belgi rosolati.

E mi chiedesti: “Scusi, può vedere questa dannata fila dove arriva? Neanche lo sportello posso aprire... Son prigioniera qui, murata viva!”
Ed io lo intesi, prigioniera eri non della macchina ma della tua vita.

Ed io lo intesi, prigioniera eri, della tua vita senza più desideri...
Le ore passarono sotto il sole rovente. Io ti offrii dei biscotti sbriciolati. Dividemmo una birra incandescente. I bambini dormivano spossati...Tu mi dicesti: “La vita è un istante! Si parte, ed è già l’ora di tornare,e un tergicristallo va incessante su e giù le nostre lacrime a lavare...

”Leggemmo insieme la Guida del Turista e tremò la sua voce quando disse:“A sei chilometri, Motel Bellavista...” . Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse! Calò il tramonto sui cofani infuocati, da un autoradio suonava dolce un piano. Dai finestrini nostri allineati, la mia mano si unì con la sua mano...
E nell’ingorgo sola cosa in movimento, la bocca mia si avvicinò alla sua.

E nell’ingorgo sola cosa in movimento, la bocca mia e la sua in un breve, fatal, tamponamento...
Ma un frastuono l’incanto ci spezzò. Un urlo! La fila si era mossa...Un tornado di clacson risuonò e dei motori annunciò la riscossa. E così disperato io ti guardai sfuggirmi nella fila poco avanti,e poco dopo io ti riaffiancai, per perderti dopo pochi istanti...Per cento volte ti ho perduta amore, cento ti ritrovai nel serpentone,e ogni volta mi si spezzava il cuore, e ogni volta si imballava la frizione! Finché mi salutasti con la mano, nel lento gorgo trascinata via, uscisti dal casello di Milano, e dal casello della vita mia...
Scese la notte e accese tutti i fari, ma dentro di me tutto si era spento:sogni, speranze, gioie, desideri... e per ultimo si spense l’avviamento!
E mi trovò sulla strada la mattina, solo, senza più amore.

E mi trovo sulla strada la mattina, solo, senza più amore...e senza più benzina!





[Stefano Benni, Ingorgo d'amore]
"Una donna entra nella stanza...ma dovremmo dar fondo a tutte le risorse della lingua inglese, intere ghirlande di parole dovrebbero illegittimamente spiccare il volo verso la nascita, prima che una donna possa dire quel che accade quando entra in una stanza.
Le stanze sono così diverse; sono tranquille o tempestose; aperte sul mare, o al contrario sul cortile di un carcere; c'è il bucato steso, oppure splendono di opali e sete; sono dure come il crine o soffici come le piume...basta entrare in una stanza qualunque di una qualunque strada perché ci salti agli occhi quella forza estremamente complessa della femminilità. Come potrebbe essere altrimenti? Le donne sono state sedute in queste stanze per milioni di anni, cosicché ormai perfino le pareti sono pervase dalla loro forza creativa, che infatti soverchia talmente la capacità dei mattoni e della malta, che per forza deve attaccarsi alle penne, ai pennelli, agli affari e alla politica. Ma questa forza creativa è molto diversa dalla forza creativa degli uomini. E dobbiamo dedurne che sarebbe un gran peccato se venisse ostacolata o sprecata, perché è stata ottenuta con secoli della più drastica disciplina, e non c'è niente che possa sostituirla. Sarebbe un gran peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come loro, o assumessero il loro aspetto; perché se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varierà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo?".

[Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé]

venerdì 14 agosto 2015

"L'amore è fatto di cose piccole piccole. Cose che non sono niente e che, nonostante il niente, sono più forti di tutto il resto. Le corse in motorino sotto la pioggia - quella fitta fitta di Parigi, che non smette mai e ti si appiccica addosso. La spesa fatta in fretta e furia sotto casa - che poi va sempre a finire che si dimentica qualcosa e allora ci si arrabbia perchè lui si è distratto e non ha preso la lista che avevi lasciato all'ingresso, accanto alle chiavi e ai cioccolatini della mamma. I panni sporchi abbandonati in bagno e il latte scaduto. Lo spazzolino da denti e il forno rotto. Un oggi sei bella lanciato così, appena mi vede rientrare. Mentre di bello oggi non ho proprio nulla, con le occhiaie della settimana, le calze sfilate, il maglione macchiato.

L'amore è fatto di questo e di poco altro. E non c'entra niente con le principesse immacolate e i principi valorosi, statuine di porcellana che si sbriciolano a contatto con il tempo. Quel tempo che ti si deposita addosso e ti fa invecchiare giorno dopo giorno".

[Michela Marzano, L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore]

mercoledì 12 agosto 2015




"C'era una parte poco frequentata delle edicole della stazione, quasi abbandonata, quella dei tascabili. Tra i libri accatastati, nascosti dietro un vetro, avvolti nella plastica e ricoperti di polvere cercavo le raccolte di racconti.

Aprivo una pagina a caso, trovavo l'inizio del racconto e attaccavo a leggere.

Altre volte, invece, guardavo l'indice e sceglievo il titolo che mi ispirava di più.

Era un momento tutto mio, un piacere solitario e veloce perché il treno stava partendo. Studiavo un pò i disegni della copertina, pagavo e infilavo il libro in tasca. Appena mi sedevo al mio posto, gli strappavo la plastica che non lo faceva respirare
E mentre il treno mi portava via finivo su pianeti in cui c'è sempre la notte, su scale mobili che non finiscono mai e tra mogli che uccidono i mariti a colpi di cosciotti di agnello congelati.

Quella era vera goduria. E spero che la stessa goduria la possa provare anche tu, caro lettore, leggendo questa raccolta di racconti che ho scritto durante gli ultimi vent'anni. C'è un pò di tutto. La gran parte sono usciti su riviste o giornali, e alcuni in antologie di autori vari. Non devi per forza leggerla in treno. Leggila dove ti pare e parti dall'inizio o aprendo a caso.

Ecco, se dovessi fare un paragone azzardato, il romanzo è una storia d'amore, il racconto è la passione di una notte".




martedì 11 agosto 2015

Quando decidiamo di leggere un libro, per prima cosa lo scegliamo.
Lo vediamo là, con una copertina che attira la nostra attenzione; là nella vetrina di una libreria, tra altri libri sugli scaffali di una biblioteca.
Con i suoi colori, il suo profumo, la differente consistenza delle sue pagine.
Decidiamo che deve essere nostro per un qualche logico o illogico motivo.
Lo portiamo con noi, lo accogliamo nella nostra casa e ci immergiamo a capofitto tra le sue pagine; ci ritroviamo nelle storie di chi abita quelle pagine, ci immedesimiamo nei loro sorrisi e nelle loro lacrime e un vortice di emozioni ci avvolge completamente.
Un libro diventa così compagno, amico, amante nei nostri momenti di luce, di buio, di penombra.