Piccoli assaggi di letteratura.
Perché leggere è bello.
Come sorseggiare una calda tazza di tè, un pomeriggio d'inverno.
domenica 30 agosto 2015
"O mio cuore dal nascere in due scisso, quante pene durai per uno farne! Quante rose a nascondere un abisso".
[Umberto Saba, Secondo congedo da Preludio e fughe]
sabato 29 agosto 2015
"A che pagina della storia, a che limite della sofferenza -
mi chiedo bruscamente, mi chiedo
di quel suo ancora un poco
e di nuovo mi vedrete detto mite, detto terribilmente
e lui forse è là, fermo nel nocciolo dei tempi,
là nel suo esercito di poveri
acquartierato nel protervo campo
in variabili uniformi: uno e incalcolabile
come il numero delle cellule. Delle cellule e delle rondini".
[Mario Luzi, A che pagina della storia da Al fuoco della controversia]
venerdì 28 agosto 2015
"In primo luogo gli uomini si dividevano in tre generi e non in due come adesso, il maschio e la femmina:esisteva anche un terzo genere che risultava dalla commistione degli altri due e del quale è rimasto soltanto il nome, mentre esso è, invece, scomparso. L'androgino, infatti, era allora un genere a sé, che aveva parte nell'aspetto e nel nome del maschio e della femmina; ora non ne è rimasto che il nome, il quale suona pure come un oltraggio".
[Platone, Simposio]
giovedì 27 agosto 2015
"Lui
quel giorno che eravamo stesi tra i rododendri sul promontorio di
Howth con quel suo vestito di tweed grigio e la paglietta il giorno
che feci fare la dichiarazione sì prima gli passai in bocca quel
pezzetto di biscotto all'anice e era un anno bisestile come ora sì
16 anni fa Dio mio dopo quel bacio così lungo non avevo più fiato
sì disse che ero un fior di montagna sì siamo tutti fiori allora un
corpo di donna sì è stata una delle poche cose giuste che ha detto
in vita sua e il sole splende per te oggi sì perciò mi piacque sì
perché vidi che capiva o almeno sentiva cos'è una donna e io sapevo
che me lo sarei rigirato come volevo e gli detti quanto più piacere
potevo per portarlo a quel punto finché non mi chiese di
dir di sì e io dapprincipio non volevo rispondere guardavo solo in
giro il cielo e il mare e pensavo a tante cose che lui non sapeva di
Mulvey e mr Stanthope e Hester e papà e il vecchio capitano Groves e
i marinai che giocavano al piattello e alla cavallina come dicevan
loro sul molo e la sentinella davanti alla casa del governatore con
quella cosa attorno all'elmetto bianco povero diavolo mezzo arrostito
e le ragazze spagnole che ridevano nei loro scialli e quei pettini
alti e le aste la mattina i Greci e gli Ebrei e gli Arabi e il
diavolo chi sa altro da tutte le parti d'Europa e Duke street e il
mercato del pollame un gran pigolio davanti a Larby Sharon e i poveri
ciuchini che inciampavano mezzi addormentati e gli uomini avvolti nei
loro mantelli addormentati all'ombra sugli scalini e le grandi ruote
dei carri dei tori e il vecchio castello e vecchio di mill'anni sì e
quei bei mori tutti in bianco e turbanti come re che chiedevano di
metterti a sedere in quei buchi di botteghe e Ronda con le vecchie
finestre delle posadas fulgidi occhi celava l'inferriata perché il
suo amante baciasse le sbarre e le gargotte mezzo aperte la notte che
perdemmo il battello ad Algesiras il sereno che faceva il suo giro
con la lampada e Oh quel pauroso torrente laggiù in fondo Oh e il
mare il mare qualche volta cremisi come il fuoco e gli splendidi
tramonti e i fichi nei giardini dell'Alameda sì e tutte quelle
stradine curiose e le case rosa e azzurre e gialle e i roseti e i
gelsomini e i gerani e i cactus e Gibilterra da ragazza dov'ero un
Fior di montagna sì quando mi misi la rosa nei capelli /come
facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi
baciò sotto il muro moresco /e io pensavo be' lui ne vale un altro
e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì allora mi
chiese se io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima
cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo
che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore
batteva come impazzito sì dissi sì voglio sì..."
[James
Joyce, Ulisse]
mercoledì 26 agosto 2015
"Meneceo, Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'animo nostro. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Ecco che da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che hanno la felicità, perché quando essa c'è, tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per possederla. Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice".
[Epicuro, Lettera sulla felicità]
lunedì 24 agosto 2015
"Tap, tap, tap...Mi piace nuotare qui, il suono mi sveglia ogni tanto. Tap, tap, tap...E ogni tanto arriva una musica, mi piace quella leggera che va piano. E mi piace che stiamo calme, rilassate, magari con la mano più lieve che accarezza e la mano più pesante _ quella con la voce che poi dice "sono il tuo papà, mi senti?" _ che schiaccia un pò e mi fa muovere. Divertente quando mi muovo, mi sembra di volare. Tap, tap, tap...Mi chiama lei, fa tap tap e sento il rumore e so che mi parla. Parla piano, ha una voce bellissima. E fa rumore per dirmi che mi pensa e che è lì con me, anzi io sono dentro di lei. E' strano, c'è tanta pace...Pace. Infinita pace. Tap, tap, tap".
[Mariagiovanna Luini, Le età della donna. Diario del corpo femminile]
domenica 23 agosto 2015
"In
quel momento apparve la volpe. "Buon
giorno", disse la volpe. "Buon
giorno", rispose gentilmente il principe, voltandosi, ma non
vide nessuno. "Sono
qui", disse la voce, "sotto il melo". "Chi
sei", domandò il piccolo principe. "Sei molto carino.""Sono
una volpe", disse la volpe. "Vieni
a giocare con me", le propose il piccolo principe, "sono
così triste… "Non
posso giocare con te", disse la volpe, "non sono
addomesticata." "Ah!
scusa", fece il piccolo principe. Ma
dopo un momento di riflessione soggiunse:"Che
cosa vuol dire, 'addomesticare'?". "Non
sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa
cerchi?". "Cerco
gli uomini", disse il piccolo principe. "Che cosa vuol dire
'addomesticare'?". "Gli
uomini", disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. È
molto noioso! Allevano
anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle
galline?". "No",
disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol
dire addomesticare'?". "È
una cosa da molto dimenticata. vuol dire 'creare dei legami'..". "Creare
dei legami?". "Certo",
disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un
ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E
neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale
a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno
dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica
al mondo". "Comincio
a capire", disse il piccolo principe. "C'è un fiore..
credo che mi abbia addomesticato...". "È
possibile", disse la volpe. "Capita di tutto, sulla
Terra...". "Oh!
non è sulla Terra", disse il piccolo principe. La
volpe sembrò perplessa."Su
un altro pianeta?". "Sì". "Ci
sono dei cacciatori su questo pianeta?". "No". "Questo
mi interessa! E delle galline?". "No". "Non
c'è niente di perfetto", sospirò la volpe. Ma
la volpe ritornò alla sua idea:"La
mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini
danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli
uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi
addomestichi, la mia vita sarà come illuminata. Conoscerò un rumore
di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi
faranno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana,
come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù, in fondo, dei campi di
grano? Io non mangio il pane, e il grano, per me, è inutile. I campi
di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei
capelli color dell'oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai
addomesticata. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E
amerò il rumore del vento nel grano...". La
volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe:"Per
favore.. addomesticami", disse. "Volentieri",
rispose il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però ho da
scoprire degli amici, e da conoscere molte cose". "Non
si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe.
"Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano
dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di
amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico,
addomesticami!""Che
bisogna fare?", domandò il piccolo principe. "Bisogna
essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu
ti siederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò
con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una
fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più
vicino...". Il
piccolo principe ritornò l'indomani. "Sarebbe
stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe. "Se
tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io
comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia
felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad
inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non
si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci
vogliono i riti". [...]
[Antoine De Saint - Exupéry, Il Piccolo Principe]
sabato 22 agosto 2015
"E' passato un anno, da quando tenevo questo diario. A giugno, Ato è stato promosso con tutti sette, due sei una sola insufficienza. Certi giorni mi fa andare il sangue alla testa, soprattutto quando promette di buttare la spazzatura e poi se la dimentica in ascensore o quando io sono a cena fuori, lui mi assicura che mangerà e poi scopro che non ha mangiato. Ma il più delle volte va tutto bene, fra noi. Per permettergli di continuare a frequentare la stessa scuola, a quattro fermate di metro di distanza, ho prolungato di altri due anni l'affitto della casa a Roma. A fine gennaio la lattuga ha cominciato a spuntare. Il peperoncino invece non ce l'ha fatta. Gianpietro è andata a vivere con Mikhail, il suo fidanzato russo. Mio marito con la ex moglie del collega da cui affittava la stanza. Poi si sono lasciati e lui si è messo con un'amica della ex moglie del collega da cui affittava la stanza. Si sono lasciati e, ad agosto, lui è tornato a New York a preparare mojito. Da allora non ho più avuto sue notizie. Per quanto riguarda me, ho preso la patente, ho pubblicato il mio romanzo, ho una nuova rubrica su un settimanale e un altro ancora mi ha affidato, ironia della sorte, la sua posta del cuore. Ogni tanto sono piuttosto serena, ogni tanto molto triste. Non ho ancora un nuovo amore, purtroppo. Ma ripenso spesso all'esperimento di un anno fa. E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano video porno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui io la incontrerò".
[Chiara Gamberale, Per dieci minuti]
venerdì 21 agosto 2015
"Lo so: il nostro è un mondo fabbricato dagli uomini per gli uomini, la loro dittatura è così antica che si estende perfino al linguaggio. Si dice uomo per dire uomo e donna, si dice bambino per dire bambino e bambina, si dice figlio per dire figlio e figlia, si dice omicidio per indicar l’assassinio di un uomo e di una donna. Nelle leggende che i maschi hanno inventato per spiegare la vita, la prima creatura non è una donna: è un uomo chiamato Adamo. Eva arriva dopo, per divertirlo e combinare guai. Nei dipinti che adornano le loro chiese, Dio è un vecchio con la barba: mai una vecchia coi capelli bianchi. E tutti i loro eroi sono maschi: da quel Prometeo che scoprì il fuoco a quell'Icaro che tentò di volare, su fino a quel Gesù che dichiarano figlio del Padre e dello Spirito Santo: quasi che la donna da cui fu partorito fosse un’incubatrice o una balia. Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. E un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai.
Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esistesse potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse una mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. Essere mamma non é un mestiere. Non é nemmeno un dovere. E solo un diritto fra tanti diritti. Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi é molto più bello che vincere, viaggiare é molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi. Sì, spero che tu sia una donna: non badare se ti chiamo bambino".
[Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato]
giovedì 20 agosto 2015
"Altissimo signore, Amor sovrano, sotto cui forza, valor e potenza, è sottoposto ciascun cor umano, e contro a cui non può far resistenza nessuno, e sia quanto si vuol villano, il qual non venga tosto a tua ubidienza, pur che tu voglia; ma pur più ti giova d'usar contro a'gentili la tua prova; tu se' colui che sai, quando ti piace, ogni gran fatto ed effetto menare; tu se' colui che doni guerra e pace a' servi tuoi, secondo che ti pare; tu se' colui che li lor cori sface, e che gli fai sovente suscitare; tu se' colui che gli assolvi e condanni, e qual conforti, e qual arrongi affanni".
[Giovanni Boccaccio, Ninfale fiesolano]
mercoledì 19 agosto 2015
"Chiuso fra cose mortali (anche il cielo stellato finirà) perché bramo Dio?"
[Giuseppe Ungaretti, Dannazione da L'Allegria]
martedì 18 agosto 2015
"E una donna che reggeva un bambino al seno disse: - Parlaci dei figli. Ed egli disse: - I vostri figli non sono i vostri figli. Sono i figli e le figlie dell'ardore che la Vita ha per se stessa. Essi vengono attraverso di voi, ma non per voi e benché vivano con voi non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore ma non i vostri pensieri poiché essi hanno i loro propri pensieri. Potete dar ricetto ai loro corpi ma non alle loro anime poiché le loro anime dimorano nella casa del domani, che neppure in sogno vi è concesso di visitare. Potete sforzarvi di essere simili a loro ma non cercate di rendere essi simili a voi poiché la vita non va mai indietro né indugia con l'ieri. Voi siete gli archi da cui i vostri figli come frecce vive sono scoccate. L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito e vi piega e vi flette con la sua forza perché le sue frecce vadano veloci e lontane. Fate che sia gioioso e lieto questo vostro esser piegati dalla mano dell'Arciere poiché come ama la freccia che scaglia così Egli ama anche l'arco che è saldo".
[Kahlil Gibran, I figli da Il profeta]
lunedì 17 agosto 2015
"Raramente un giovane non ha nulla da dire: se si ha la pazienza di ascoltare con cuore e mente aperti, si scopre che il suo contributo è fondamentale e permette di arrivare là dove non immaginavamo possibile. Ai giovani dobbiamo insegnare ad amare se stessi e a stimarsi nel modo corretto. I giovani di oggi soffrono di bassa autostima e hanno difficoltà nel trovare gli stimoli per sognare un futuro grande e migliore: il nostro compito è trasmettere loro l'entusiasmo che qualche volta sembrano perdere, per insicurezza e per i messaggi che giungono dalla società e dai media, che sembrano volere scoraggiare a tutti i costi le nuove generazioni. Amare se stessi non significa ricercare solo il proprio profitto e il proprio percorso individuale, ma capire che attraverso il giusto rispetto per sé si arriva a rispettare gli altri in misura uguale, con un contributo sociale molto alto e ottime prospettive per il futuro".
[Umberto Veronesi, Il mio mondo è donna]
domenica 16 agosto 2015
Nel serpente di metallo che si snoda da Rimini a Bologna-Panigale,
vite disperse in una lunga coda, ci unì il destino nell’ingorgo autostradale.
Ti vidi là su un’auto un po’ ammaccata, sepolta tra valigie e damigiane, boccheggiante, bellissima, sudata, tra due bambini, un salvagente e un cane.Tu nella fila interna, io in quella esterna, noi paralleli restammo bloccati, tu all’ombra antica di un’autocisterna, io tra famiglie di belgi rosolati.
E mi chiedesti: “Scusi, può vedere questa dannata fila dove arriva? Neanche lo sportello posso aprire... Son prigioniera qui, murata viva!” Ed io lo intesi, prigioniera eri non della macchina ma della tua vita.
Ed io lo intesi, prigioniera eri, della tua vita senza più desideri... Le ore passarono sotto il sole rovente. Io ti offrii dei biscotti sbriciolati. Dividemmo una birra incandescente. I bambini dormivano spossati...Tu mi dicesti: “La vita è un istante! Si parte, ed è già l’ora di tornare,e un tergicristallo va incessante su e giù le nostre lacrime a lavare...
”Leggemmo insieme la Guida del Turista e tremò la sua voce quando disse:“A sei chilometri, Motel Bellavista...” . Galeotto fu il libro, e chi lo scrisse! Calò il tramonto sui cofani infuocati, da un autoradio suonava dolce un piano. Dai finestrini nostri allineati, la mia mano si unì con la sua mano... E nell’ingorgo sola cosa in movimento, la bocca mia si avvicinò alla sua.
E nell’ingorgo sola cosa in movimento, la bocca mia e la sua in un breve, fatal, tamponamento... Ma un frastuono l’incanto ci spezzò. Un urlo! La fila si era mossa...Un tornado di clacson risuonò e dei motori annunciò la riscossa. E così disperato io ti guardai sfuggirmi nella fila poco avanti,e poco dopo io ti riaffiancai, per perderti dopo pochi istanti...Per cento volte ti ho perduta amore, cento ti ritrovai nel serpentone,e ogni volta mi si spezzava il cuore, e ogni volta si imballava la frizione! Finché mi salutasti con la mano, nel lento gorgo trascinata via, uscisti dal casello di Milano, e dal casello della vita mia... Scese la notte e accese tutti i fari, ma dentro di me tutto si era spento:sogni, speranze, gioie, desideri... e per ultimo si spense l’avviamento! E mi trovò sulla strada la mattina, solo, senza più amore. E mi trovo sulla strada la mattina, solo, senza più amore...e senza più benzina!
[Stefano Benni, Ingorgo d'amore]
"Una donna entra nella stanza...ma dovremmo dar fondo a tutte le risorse della lingua inglese, intere ghirlande di parole dovrebbero illegittimamente spiccare il volo verso la nascita, prima che una donna possa dire quel che accade quando entra in una stanza. Le stanze sono così diverse; sono tranquille o tempestose; aperte sul mare, o al contrario sul cortile di un carcere; c'è il bucato steso, oppure splendono di opali e sete; sono dure come il crine o soffici come le piume...basta entrare in una stanza qualunque di una qualunque strada perché ci salti agli occhi quella forza estremamente complessa della femminilità. Come potrebbe essere altrimenti? Le donne sono state sedute in queste stanze per milioni di anni, cosicché ormai perfino le pareti sono pervase dalla loro forza creativa, che infatti soverchia talmente la capacità dei mattoni e della malta, che per forza deve attaccarsi alle penne, ai pennelli, agli affari e alla politica. Ma questa forza creativa è molto diversa dalla forza creativa degli uomini. E dobbiamo dedurne che sarebbe un gran peccato se venisse ostacolata o sprecata, perché è stata ottenuta con secoli della più drastica disciplina, e non c'è niente che possa sostituirla. Sarebbe un gran peccato se le donne scrivessero come gli uomini, o vivessero come loro, o assumessero il loro aspetto; perché se due sessi non bastano, considerando la vastità e la varierà del mondo, come potremmo cavarcela con uno solo?".
[Virginia Woolf, Una stanza tutta per sé]
venerdì 14 agosto 2015
"L'amore è fatto di cose piccole piccole. Cose che non sono niente e che, nonostante il niente, sono più forti di tutto il resto. Le corse in motorino sotto la pioggia - quella fitta fitta di Parigi, che non smette mai e ti si appiccica addosso. La spesa fatta in fretta e furia sotto casa - che poi va sempre a finire che si dimentica qualcosa e allora ci si arrabbia perchè lui si è distratto e non ha preso la lista che avevi lasciato all'ingresso, accanto alle chiavi e ai cioccolatini della mamma. I panni sporchi abbandonati in bagno e il latte scaduto. Lo spazzolino da denti e il forno rotto. Un oggi sei bella lanciato così, appena mi vede rientrare. Mentre di bello oggi non ho proprio nulla, con le occhiaie della settimana, le calze sfilate, il maglione macchiato. L'amore è fatto di questo e di poco altro. E non c'entra niente con le principesse immacolate e i principi valorosi, statuine di porcellana che si sbriciolano a contatto con il tempo. Quel tempo che ti si deposita addosso e ti fa invecchiare giorno dopo giorno".
[Michela Marzano, L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore]
mercoledì 12 agosto 2015
"C'era una parte poco frequentata delle edicole della stazione, quasi abbandonata, quella dei tascabili. Tra i libri accatastati, nascosti dietro un vetro, avvolti nella plastica e ricoperti di polvere cercavo le raccolte di racconti. Aprivo una pagina a caso, trovavo l'inizio del racconto e attaccavo a leggere. Altre volte, invece, guardavo l'indice e sceglievo il titolo che mi ispirava di più.
Era un momento tutto mio, un piacere solitario e veloce perché il treno stava partendo. Studiavo un pò i disegni della copertina, pagavo e infilavo il libro in tasca. Appena mi sedevo al mio posto, gli strappavo la plastica che non lo faceva respirare E mentre il treno mi portava via finivo su pianeti in cui c'è sempre la notte, su scale mobili che non finiscono mai e tra mogli che uccidono i mariti a colpi di cosciotti di agnello congelati.
Quella era vera goduria. E spero che la stessa goduria la possa provare anche tu, caro lettore, leggendo questa raccolta di racconti che ho scritto durante gli ultimi vent'anni. C'è un pò di tutto. La gran parte sono usciti su riviste o giornali, e alcuni in antologie di autori vari. Non devi per forza leggerla in treno. Leggila dove ti pare e parti dall'inizio o aprendo a caso. Ecco, se dovessi fare un paragone azzardato, il romanzo è una storia d'amore, il racconto è la passione di una notte".
Quando decidiamo di leggere un libro, per prima cosa lo scegliamo. Lo vediamo là, con una copertina che attira la nostra attenzione; là nella vetrina di una libreria, tra altri libri sugli scaffali di una biblioteca. Con i suoi colori, il suo profumo, la differente consistenza delle sue pagine.
Decidiamo che deve essere nostro per un qualche logico o illogico motivo. Lo portiamo con noi, lo accogliamo nella nostra casa e ci immergiamo a capofitto tra le sue pagine; ci ritroviamo nelle storie di chi abita quelle pagine, ci immedesimiamo nei loro sorrisi e nelle loro lacrime e un vortice di emozioni ci avvolge completamente. Un libro diventa così compagno, amico, amante nei nostri momenti di luce, di buio, di penombra.